Il week end scorso ho partecipato al seminario “gioco d’amore” ed è stata un’esperienza davvero potente. Appena finito, domenica sera, ero molto commossa, con il cuore talmente aperto che mi commuoveva tutto e mi aspettavo di vivere di rendita per un po’. E invece in questi giorni mi sono riscoperta davvero in crisi. La crisi per me è sempre un momento speciale e un’occasione per capire di più, per andare sempre più a fondo di me stessa.
Ma perché questa crisi?
Per un’esperienza specifica vissuta durante il seminario:mai come in quei giorni del seminario ho fatto esperienza della sacralità della vita. La vita è sacra per quello che è. Quando uso questo termine “sacra” non dico una parola a caso ma una parola che per me ha una valenza specifica. Infatti io provengo da una famiglia cristiana, cattolica.
Sono abituata a sentire parlare di sacro e di quello che non lo è e non ho mai accettato la religione passivamente ma mi sono sempre posta con una domanda nei suoi confronti e cioè: tutti i dettami che il cattolicesimo prescrive quanto mi corrispondono?
Ho sempre sentito dentro di me una distonia tra le parole di Gesù (che per me è il più grande uomo della storia) e tutta una serie di riti e gesti ma soprattutto modi di pensare e di giudicare che non capivo mai fino in fondo.
In particolare quello che più mi è sempre pesato è il giudizio.
Un giorno, avevo più o meno sette anni, mi ricordo che il prete di allora già anziano, un uomo straordinario, durante un’omelia in chiesa disse: giudicate sempre i fatti ma mai gli uomini. Non giudicate mai il cuore dell’uomo. Ero piccola ma questa cosa mi colpì moltissimo.
In tutta la vita poi ho visto esattamente il contrario e quanto sono stata e sono giudicata io:sono finita in analisi per questo. Perché a furia di essere giudicata ho finito col credere a quello che gli altri dicevano di me a me stessa. Ma ad un certo punto ho capito e mi sono detta:non permettere a nessuno di dirti chi sei.
Da quando ho cominciato a frequentare la scuola di qi gong a ottobre sono rimasta da subito colpita da come in un luogo “profano” si avesse così tanto a cuore l’uomo in tutti i fattori che lo compongono, e in particolare nel seminario appena trascorso il cuore come sede privilegiata dell’amore.
Più volte durante quei giorni mi sono venute in mente le parole di Gesù: “vi dò un comadamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato”.
Non ha detto:giudicatevi, escludete chi non la pensa come voi, sentitevi in colpa per tutto.
Ha detto:amatevi e poi ancora perdonatevi e poi ritornate bambini!
Questo si che mi corrisponde! Questo si che mi appartiene!
Durante il seminario ho capito per la prima volta come queste parole fossero vere per la mia vita: e non ero in Chiesa. Si capisce così allora la mia crisi.
E poi l’esperienza della totalità degli aspetti che riguardano il cuore e l’amore compreso l’eros.
A questo proposito c’è stato un momento specifico in cui ho pensato:se davvero imparo ad amare il mio uomo in questo modo, incontrandolo col cuore e vedendo in lui il divino, il tradimento non può esistere ma ancor prima che per una questione di rispetto perché sarebbe dissacrante.
Io so cosa significa tradire e non è mai piacevole per quanto ti fa sentire in colpa ma in quel momento non c’entrava il senso di colpa: in quel momento riuscivo solo a pensare che se gli uomini imparassero ad amare così non servirebbero i comandamenti e forse neanche i sacramenti.
Insomma la sacralità dell’altro, specie del mio amato, è data dal fatto stesso di essere uomo e come tale ultimamente mistero. Perché il suo essere divino è il segno del Mistero che c’è in lui, è la testimonianza della sacralità della vita.
Come è stato difficile infatti in questi giorni guardare le persone così, specie il mio amato, e capire invece di essere guardata in altro modo, anche da lui.
Perché tenere aperto il cuore, amare, è un lavoro in cui bisogna accettare di perdersi per poi ritrovarsi profondamente cambiati dall’amore stesso, ma in quel cambiamento ritrovarsi anche compiuti, pieni.
Chiudo questa condivisione con un salmo che per tutto il seminario mi ha accompagnato dopo essermi venuto in mente quasi subito: “chi non ama, non ha conosciuto Dio perché Dio è amore”.
Sento il riverbero di queste parole nel mio cuore ma completamente rinnovate poiché anche l’uomo è un po’ Dio.
E’ così che voglio amare il mio amato e da questo far discendere la cura per lui e gli altri.
Tutto il resto è solo possesso e illusione.
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