FelicitĂ , sesso, amore :
il senso del Tantra, oggi nell’esperienza
di coppia, nel mondo occidentale.

Il Tantra è una via di crescita che attraverso la sessualità ed il piacere , attraverso la felicità e l’incontro totale degli esseri, porta l’uomo e la donna a contatto con il tutto, con l’assoluto.
Quando fra uomo e donna l’esperienza erotica si espande nell’estasi tantrica, si genera un nuovo stato di coscienza, che illumina e svela, in un lampo, i fondamenti dell’essere e del cosmo. Nel profondo abbandono dell’amore nasce un senso di completezza e di integrazione: dolcemente, al di là della mente, l’energia dei due amanti si espande: oltre il battito del tempo, nasce fra di loro un senso diffuso del sé. La gioia fonde e confonde i loro cuori, che si aprono ad una sensazione oceanica d’amore . Avvolti nella grazia suprema, perduti nella sincerità divina, per qualche istante scoprono il senso di tutto l’esistente.
Felicità , profondo abbandono, espansione delle coscienze, incontro pieno e totale di due esseri, in uno solo. Queste sono le condizioni di accesso alle realtà supreme: purtroppo sono esperienze assai eccezionali, poiché la nostra sessualità non è libera e gioiosa, e poiché raro e difficile è l’abbandono ai nostri sensi ed ai nostri amanti.
La felicità è ciò che più avvicina l’essere umano all’esistenza, all’assoluto. Purtroppo essa ci coglie fugace come una brezza, ci sfiora, e poi ci lascia svanendo lieve nei nostri ricordi. Per vivere felici occorrerebbe essere innamorati della vita, dell’esistenza. Perché la felicità stessa è amore per la vita .
A volte , per esempio quando ci innamoriamo di una persona , ne siamo pervasi : siamo felici . Tutto pulsa attorno a noi, tutto è vivo, luminoso : tutto è scoperta. In ogni cosa vediamo il divino. Ancora una volta sperimentiamo come la vita è interpretazione: è proiezione, di ciò che abbiamo dentro. Dentro di noi si accende la luce calda e gioiosa dell’amore, e subito fuori dal nostro corpo la vita si illumina. Dentro di noi fiorisce una rosa d’amore, ed il suo profumo si espande al di là della nostra pelle, si posa sugli oggetti che tocchiamo, si sposa ai volti delle persone che amiamo: e tutto, diventa amore . E’ la vita che diventa felicità . Allora se scopriamo un fiore nel campo, se incontriamo gli occhi della nostra innamorata, o quelli di un bambino che ci osserva, possiamo cadere nell’incanto, e cogliere in essi, lo splendore dell’universo.
Ma questa esperienza della felicità , ha sempre un termine, perché non è frutto di un cuore che trabocca d’amore, ma nasce con l’altro, e dipende dall’altro. Ma nessun altro mai potrà riempire il nostro cuore per sempre. Ci potrà dare amore, affetto ma non la felicità . Ma come ? Ci avevano insegnato che l’amore poteva durare per sempre felici e contenti: e noi ci avevamo creduto. E invece l’amore, anche quello vero, quello creativo, vitale, quello che ha il coraggio di non rinunciare all’evoluzione delle coscienze di entrambi gli innamorati, molto spesso, ad eccezione di alcune eccezioni , prima o poi muore. Ed è allora, quando l’amore ci lascia, che ci sentiamo traditi dalla vita; ed oscuro appare dentro di noi il male: allora vediamo il vuoto dal quale sorge il nostro bisogno d’amore.
Ma come è possibile essere felici, per il solo fatto di vivere, come è possibile innamorarsi della vita?
Dobbiamo incominciare a cambiare la nostra sessualitĂ ,
ed il nostro modo di amare.
Occorre ritrovare la nostra autenticitĂ ,
ed il vero incontro fra l’uomo e la donna.
Nell’estasi Tantrica (come nell’eros) lo stato dell’essere da cui tutto nasce, è l’abbandono : e l’abbandono fiorisce dall’ascolto. Il Tantra ci insegna che per l’uomo la qualità più alta dell’ascolto, è vedere e scoprire nella donna la divinità femminile, e per la donna, ugualmente, incontrare nell’uomo la divinità maschile. Il profondo abbandono nasce dall’adorazione reciproca. Vedere il Buddha nel corpo e negli occhi dell’altro, sentirne il mistero e la meraviglia: saperlo adorare.
Non possiamo continuare la guerra . Basta coi giochi di potere . La guerra che facciamo agli altri è sempre guerra che facciamo dentro a noi stessi. C’è un solo maschile per l’uomo e per la donna: due modi diversi di interpretarlo, ma un solo archetipo. Ed ugualmente per il femminile. Diminuendo il valore nell’altro lo diminuiamo in noi stessi. Occorre ridare senso e valore al maschile ed al femminile, come principi divini, farli fiorire, goderli ed amarli dentro la donna e dentro l’uomo.
L’armonia è nel tutto : creiamo il tutto dentro e fuori di noi.
Le nostre relazioni falliscono perché nascono dal bisogno e non dall’abbondanza.
Nutrire l’immagine che il nostro partner ha di sé, coltiva come l’acqua e il sole la vita dentro di lui, ed allo stesso tempo alimenta le nostre sorgenti d’amore, crea luce e ricchezza dentro noi stessi. E solo chi è ricco può trovare libertà dal bisogno : solo chi diviene sorgente non avrà più sete. Questo, significa fare della coppia, un’occasione divina.

E poi occorre sperimentare la coppia con più consapevolezza : ossia trovare il distacco dal nostro corpo emozionale . Dobbiamo tornare a giocare. Il gioco è la nostra salvezza, perché tutto ciò che è rigido, muore. I bambini sono i veri maestri: essi sono felici perché sanno giocare. Diamo alla relazione il senso del gioco e troviamo i modi per dare intercambiabilità e alternanza, ai ruoli che vestiamo nelle nostre relazioni d’amore: cosi facendo sperimenteremo il distacco .Facciamo un esempio.
- Giochiamo al gioco del potere . Una settimana a testa : la prima, decide lui : dopo aver ascoltato il parere di lei, e dopo averlo tenuto in grande considerazione; ma l’ultima decisione spetta a lui. Lei , nella misura della propria libertà , accetta, osserva, e se vuole commenta. La settimana dopo si scambiano i ruoli. L’importante non è gestire questo o quel ruolo, l’importante è essere coscienti del ruolo che si gioca, e non sclerotizzarsi in esso. Fissazione dei ruoli e assenza di consapevolezza nelle dinamiche relazionali sono i principali motivi di fallimento delle relazioni. Il gioco contiene nella sua esperienza il principio del distacco. Facciamo delle nostre relazioni un gioco . Ci divertiranno di più e dureranno molto più a lungo.

Strada difficile, quella dell’uomo : nemmeno sul fronte del puro piacere , del sesso, luogo di felicità biologica privilegiata, esiste la gioia: o almeno essa è assai rara. Gli amplessi occasionali, o comunque fine a sé stessi, pare siano spesso una strage di piaceri mancati, un girotondo di ego frustrati : incontri rapidi e mai avvenuti. E’ una danza dello sfregamento reciproco, una lotta corpo su corpo di sfogo e di rabbie; giochi, di specchi e di maschere, giochi sottili, di dominio sull’altro. Ansie, di prestarsi a quei giochi ed essere prestanti, ed essere o non esser giudicati. Ed alla fine storditi, dopo un acme lungo come uno starnuto, restare abbracciati alle nostre solitudini scampate. Dunque nemmeno sappiamo godere, e nemmeno sappiamo vivere l’intimità fuori da una relazione amorosa.
Ma ahimè, proprio il piacere, l’affettività , l’intimità , sono nutrimento necessario alla nostra crescita , alla nostra felicità : e allora prima o poi torniamo alla spirale delle relazioni amorose. Via..! ancora una volta in quella seducente e fatale altalena dei nostri cuori. Finché alla fine forse incontreremo il nostro principe; oppure faremo finta di avere un bel regno, oppure avremo perso anche il desiderio .
E’ giunto il momento di cambiare : ma alla radice della vita . E’ la sessualità l’unica fondamentale forza vitale. Come la linfa che scorre nel gambo di una rosa essa diviene piacere nel corpo fisico; e poi nei nostri cuori, rossi come i suoi petali , diviene amore; e infine , come un profumo, diviene creazione e coscienza nei luoghi del nostro pensiero.
Non possiamo tagliare il gambo perché porta le spine : moriranno i suoi petali , e con essi il nostro amore. Eppure noi costantemente coi nostri bambini, nelle scuole, nelle nostre famiglie, reprimiamo la loro sessualità . Il bambino gioca col suo corpo, coi suoi genitali, e gioca col corpo delle bambine : ciò è naturale ed è sacro. Ma nessun adulto è capace di permetterlo. Poi , magari quando avrà 15-16 anni gli diciamo :”Vai: sei libero, godi il piacere, l’amore.” Ma è già troppo tardi.
Allora diamo corpo all’utopia. Questa non è una proposta provocatoria, è solo un invito a riflettere. Nelle scuole, gradualmente venga istituzionalizzata, “l’ora delle carezze”. Nelle elementari , o anche prima, con adeguate forme, “l’ora delle carezze” è l’ora in cui i bambini giocano a conoscersi, a scoprirsi, nel corpo e nell’anima. Imparano a vedere la meraviglia, il piccolo Buddha, imparano a conoscere l’intimità giocosa, libera, come loro, maestri, sanno fare. L’insegnante sarà colui che protegge, legittima, ed autorizza l’istinto vitale : quell’ora sarà il luogo dove nasce la nostra futura sincerità .
E non fermiamoci al problema di come sperimentare e gradualmente attuare l’idea, e di quali insegnanti sono in grado di tanta libertà . Prima diamo corpo all’immagine, poi , se ci crederemo, troveremo i mezzi per attuarla.
E forse un giorno , i nostri bambini divenuti grandi, sperimenteranno il Tantra . Baciando non saranno più colui che bacia o è baciato, ma saranno in quell’atto così profondamente, che diverranno il bacio; e accarezzando il loro amato, o la loro amante, diventeranno la carezza.
Dentro di loro qualcosa dirĂ :
“Io non ci sono più .
Solo l’amore esiste.”
il senso del Tantra, oggi nell’esperienza
di coppia, nel mondo occidentale.

Il Tantra è una via di crescita che attraverso la sessualità ed il piacere , attraverso la felicità e l’incontro totale degli esseri, porta l’uomo e la donna a contatto con il tutto, con l’assoluto.
Quando fra uomo e donna l’esperienza erotica si espande nell’estasi tantrica, si genera un nuovo stato di coscienza, che illumina e svela, in un lampo, i fondamenti dell’essere e del cosmo. Nel profondo abbandono dell’amore nasce un senso di completezza e di integrazione: dolcemente, al di là della mente, l’energia dei due amanti si espande: oltre il battito del tempo, nasce fra di loro un senso diffuso del sé. La gioia fonde e confonde i loro cuori, che si aprono ad una sensazione oceanica d’amore . Avvolti nella grazia suprema, perduti nella sincerità divina, per qualche istante scoprono il senso di tutto l’esistente.
Felicità , profondo abbandono, espansione delle coscienze, incontro pieno e totale di due esseri, in uno solo. Queste sono le condizioni di accesso alle realtà supreme: purtroppo sono esperienze assai eccezionali, poiché la nostra sessualità non è libera e gioiosa, e poiché raro e difficile è l’abbandono ai nostri sensi ed ai nostri amanti.
La felicità è ciò che più avvicina l’essere umano all’esistenza, all’assoluto. Purtroppo essa ci coglie fugace come una brezza, ci sfiora, e poi ci lascia svanendo lieve nei nostri ricordi. Per vivere felici occorrerebbe essere innamorati della vita, dell’esistenza. Perché la felicità stessa è amore per la vita .
A volte , per esempio quando ci innamoriamo di una persona , ne siamo pervasi : siamo felici . Tutto pulsa attorno a noi, tutto è vivo, luminoso : tutto è scoperta. In ogni cosa vediamo il divino. Ancora una volta sperimentiamo come la vita è interpretazione: è proiezione, di ciò che abbiamo dentro. Dentro di noi si accende la luce calda e gioiosa dell’amore, e subito fuori dal nostro corpo la vita si illumina. Dentro di noi fiorisce una rosa d’amore, ed il suo profumo si espande al di là della nostra pelle, si posa sugli oggetti che tocchiamo, si sposa ai volti delle persone che amiamo: e tutto, diventa amore . E’ la vita che diventa felicità . Allora se scopriamo un fiore nel campo, se incontriamo gli occhi della nostra innamorata, o quelli di un bambino che ci osserva, possiamo cadere nell’incanto, e cogliere in essi, lo splendore dell’universo.
Ma questa esperienza della felicità , ha sempre un termine, perché non è frutto di un cuore che trabocca d’amore, ma nasce con l’altro, e dipende dall’altro. Ma nessun altro mai potrà riempire il nostro cuore per sempre. Ci potrà dare amore, affetto ma non la felicità . Ma come ? Ci avevano insegnato che l’amore poteva durare per sempre felici e contenti: e noi ci avevamo creduto. E invece l’amore, anche quello vero, quello creativo, vitale, quello che ha il coraggio di non rinunciare all’evoluzione delle coscienze di entrambi gli innamorati, molto spesso, ad eccezione di alcune eccezioni , prima o poi muore. Ed è allora, quando l’amore ci lascia, che ci sentiamo traditi dalla vita; ed oscuro appare dentro di noi il male: allora vediamo il vuoto dal quale sorge il nostro bisogno d’amore.
Ma come è possibile essere felici, per il solo fatto di vivere, come è possibile innamorarsi della vita?
Dobbiamo incominciare a cambiare la nostra sessualitĂ ,
ed il nostro modo di amare.
Occorre ritrovare la nostra autenticitĂ ,
ed il vero incontro fra l’uomo e la donna.
Nell’estasi Tantrica (come nell’eros) lo stato dell’essere da cui tutto nasce, è l’abbandono : e l’abbandono fiorisce dall’ascolto. Il Tantra ci insegna che per l’uomo la qualità più alta dell’ascolto, è vedere e scoprire nella donna la divinità femminile, e per la donna, ugualmente, incontrare nell’uomo la divinità maschile. Il profondo abbandono nasce dall’adorazione reciproca. Vedere il Buddha nel corpo e negli occhi dell’altro, sentirne il mistero e la meraviglia: saperlo adorare.
Non possiamo continuare la guerra . Basta coi giochi di potere . La guerra che facciamo agli altri è sempre guerra che facciamo dentro a noi stessi. C’è un solo maschile per l’uomo e per la donna: due modi diversi di interpretarlo, ma un solo archetipo. Ed ugualmente per il femminile. Diminuendo il valore nell’altro lo diminuiamo in noi stessi. Occorre ridare senso e valore al maschile ed al femminile, come principi divini, farli fiorire, goderli ed amarli dentro la donna e dentro l’uomo.
L’armonia è nel tutto : creiamo il tutto dentro e fuori di noi.
Le nostre relazioni falliscono perché nascono dal bisogno e non dall’abbondanza.
Nutrire l’immagine che il nostro partner ha di sé, coltiva come l’acqua e il sole la vita dentro di lui, ed allo stesso tempo alimenta le nostre sorgenti d’amore, crea luce e ricchezza dentro noi stessi. E solo chi è ricco può trovare libertà dal bisogno : solo chi diviene sorgente non avrà più sete. Questo, significa fare della coppia, un’occasione divina.

E poi occorre sperimentare la coppia con più consapevolezza : ossia trovare il distacco dal nostro corpo emozionale . Dobbiamo tornare a giocare. Il gioco è la nostra salvezza, perché tutto ciò che è rigido, muore. I bambini sono i veri maestri: essi sono felici perché sanno giocare. Diamo alla relazione il senso del gioco e troviamo i modi per dare intercambiabilità e alternanza, ai ruoli che vestiamo nelle nostre relazioni d’amore: cosi facendo sperimenteremo il distacco .Facciamo un esempio.
- Giochiamo al gioco del potere . Una settimana a testa : la prima, decide lui : dopo aver ascoltato il parere di lei, e dopo averlo tenuto in grande considerazione; ma l’ultima decisione spetta a lui. Lei , nella misura della propria libertà , accetta, osserva, e se vuole commenta. La settimana dopo si scambiano i ruoli. L’importante non è gestire questo o quel ruolo, l’importante è essere coscienti del ruolo che si gioca, e non sclerotizzarsi in esso. Fissazione dei ruoli e assenza di consapevolezza nelle dinamiche relazionali sono i principali motivi di fallimento delle relazioni. Il gioco contiene nella sua esperienza il principio del distacco. Facciamo delle nostre relazioni un gioco . Ci divertiranno di più e dureranno molto più a lungo.

Strada difficile, quella dell’uomo : nemmeno sul fronte del puro piacere , del sesso, luogo di felicità biologica privilegiata, esiste la gioia: o almeno essa è assai rara. Gli amplessi occasionali, o comunque fine a sé stessi, pare siano spesso una strage di piaceri mancati, un girotondo di ego frustrati : incontri rapidi e mai avvenuti. E’ una danza dello sfregamento reciproco, una lotta corpo su corpo di sfogo e di rabbie; giochi, di specchi e di maschere, giochi sottili, di dominio sull’altro. Ansie, di prestarsi a quei giochi ed essere prestanti, ed essere o non esser giudicati. Ed alla fine storditi, dopo un acme lungo come uno starnuto, restare abbracciati alle nostre solitudini scampate. Dunque nemmeno sappiamo godere, e nemmeno sappiamo vivere l’intimità fuori da una relazione amorosa.
Ma ahimè, proprio il piacere, l’affettività , l’intimità , sono nutrimento necessario alla nostra crescita , alla nostra felicità : e allora prima o poi torniamo alla spirale delle relazioni amorose. Via..! ancora una volta in quella seducente e fatale altalena dei nostri cuori. Finché alla fine forse incontreremo il nostro principe; oppure faremo finta di avere un bel regno, oppure avremo perso anche il desiderio .
E’ giunto il momento di cambiare : ma alla radice della vita . E’ la sessualità l’unica fondamentale forza vitale. Come la linfa che scorre nel gambo di una rosa essa diviene piacere nel corpo fisico; e poi nei nostri cuori, rossi come i suoi petali , diviene amore; e infine , come un profumo, diviene creazione e coscienza nei luoghi del nostro pensiero.
Non possiamo tagliare il gambo perché porta le spine : moriranno i suoi petali , e con essi il nostro amore. Eppure noi costantemente coi nostri bambini, nelle scuole, nelle nostre famiglie, reprimiamo la loro sessualità . Il bambino gioca col suo corpo, coi suoi genitali, e gioca col corpo delle bambine : ciò è naturale ed è sacro. Ma nessun adulto è capace di permetterlo. Poi , magari quando avrà 15-16 anni gli diciamo :”Vai: sei libero, godi il piacere, l’amore.” Ma è già troppo tardi.
Allora diamo corpo all’utopia. Questa non è una proposta provocatoria, è solo un invito a riflettere. Nelle scuole, gradualmente venga istituzionalizzata, “l’ora delle carezze”. Nelle elementari , o anche prima, con adeguate forme, “l’ora delle carezze” è l’ora in cui i bambini giocano a conoscersi, a scoprirsi, nel corpo e nell’anima. Imparano a vedere la meraviglia, il piccolo Buddha, imparano a conoscere l’intimità giocosa, libera, come loro, maestri, sanno fare. L’insegnante sarà colui che protegge, legittima, ed autorizza l’istinto vitale : quell’ora sarà il luogo dove nasce la nostra futura sincerità .
E non fermiamoci al problema di come sperimentare e gradualmente attuare l’idea, e di quali insegnanti sono in grado di tanta libertà . Prima diamo corpo all’immagine, poi , se ci crederemo, troveremo i mezzi per attuarla.
E forse un giorno , i nostri bambini divenuti grandi, sperimenteranno il Tantra . Baciando non saranno più colui che bacia o è baciato, ma saranno in quell’atto così profondamente, che diverranno il bacio; e accarezzando il loro amato, o la loro amante, diventeranno la carezza.
Dentro di loro qualcosa dirĂ :
“Io non ci sono più .
Solo l’amore esiste.”
Dott. Marco Bizzozero
Per approfondimenti
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